AIUTO! MIO FIGLIO SI ARRABBIA: L’EMOZIONE DI RABBIA NEI BAMBINI

condividi su

Share on facebook
Share on twitter
Share on email
Share on whatsapp
Share on telegram

Quando i bambini si arrabbiano, spesso i genitori si sentono impotenti e disorientati. Si trovano impreparati davanti alle manifestazioni di rabbia dei propri figli, niente sembra riuscire a calmarli. Ma cos’è la rabbia? Da cosa può nascere e quali cambiamenti corporei produce? Innanzitutto la rabbia, contrariamente a quanto si è soliti pensare, è un’emozione salutare con una importante funzione adattiva. Non deve essere considerata come la mela marcia delle emozioni, anzi; la rabbia è un’emozione di base, innata e comune a tutti gli individui. È una spinta, una forza in grado di determinare un cambiamento ed è soprattutto una fondamentale risposta di sopravvivenza che ci consente di reagire istintivamente alle situazioni che rappresentano una minaccia e un pericolo.

La rabbia è quell’emozione che nasce quando siamo in presenza di un ostacolo che non permette di raggiungere un obiettivo, preparando il nostro corpo ad agire e reagire per fronteggiare tale ostacolo. Lo stomaco si contrae per lasciare affluire più sangue ai muscoli che si contraggono preparandosi all’azione. Come tutte le emozioni, la rabbia deve essere intesa come una tensione che si accumula nel corpo e che deve necessariamente trovare una via di uscita. Quindi, ciò che bisogna imparare a controllare è la manifestazione della rabbia. Imparare a gestire la rabbia, sia nei bambini che negli adulti, significa comprendere che questa emozione non deve essere vissuta come un’esperienza spaventosa, imprevedibile o soverchiante, ma come una spinta produttiva e salutare.

Per gli adulti la sfida sta nell’aiutare i bambini a sviluppare le capacità fondamentali per regolare le proprie emozioni autonomamente. Infatti, uno dei principali compiti evolutivi che un bambino è chiamato a svolgere sin dalla più tenera età è quello di instaurare un sistema efficace di regolazione delle emozioni, diventando capace di calmarsi da solo senza che le emozioni prendano il sopravvento. Durante la primissima infanzia, questo processo è agevolato da cure genitoriali sensibili e consapevoli.

Le interazioni tra il neonato e coloro che si prendono cura di lui, influenzano il delicato equilibrio chimico e la struttura neurologica del cervello del neonato nel suo rapido sviluppo. Un genitore in sintonia con le emozioni del proprio figlio, gli offre automaticamente quel conforto che permette al suo sistema di regolazione delle emozioni di svilupparsi e di funzionare efficacemente. Se questo processo è inibito, possono invece prodursi conseguenze spiacevoli: se il pianto del bambino viene continuamente ignorato, lo stress che ne deriva implica un aumento dei livelli di cortisolo che nei primi mesi di vita può incidere negativamente sullo sviluppo di altri sistemi di neurotrasmettitori, con la conseguenza di rendere più difficile la regolazione delle proprie emozioni. Le emozioni quindi sono tensioni interne che hanno necessità di trovare una via di uscita.

Nei bambini è il corpo il mezzo principale con cui si esprimono le emozioni. Infatti, non hanno ancora raggiunto una piena dimestichezza nel regolare le emozioni e nel dar loro un nome, ossia hanno un ridotto lessico emotivo e una ridotta capacità di verbalizzazione.

Non potendo quindi esprimersi pienamente a parole, il corpo diventa il principale strumento di espressione emotiva. Inoltre, nei bambini piccoli il cervello razionale, ossia quella parte del cervello che racchiude strutture adibite alla regolazione del comportamento e quindi all’autocontrollo, non è ancora pienamente sviluppato. Per cui controllare il proprio comportamento a fronte di una tensione emotiva interna, è un compito difficile data la presenza di strutture anatomo-fisiologiche ancora in pieno sviluppo. Nel prossimo articolo parleremo di come possiamo aiutare i bambini a gestire le manifestazioni di rabbia.